In the sign of Fàbregas the Como mirror of world Spain: part the fight to the shield! !

I Mondiali in Nord America si sono ufficialmente conclusi ed è tempo di far squillare nuovamente le trombe in riva al Lario. I nostri ragazzi stanno per tornare a casa. Il primo ad essere atteso al centro sportivo di Mozzate sarà un immenso Nico Paz reduce dalla finalissima giocata con la maglia dell’Argentina proprio contro la Spagna. Una gemma assoluta che la nostra società ha strappato definitivamente alla concorrenza delle big europee, investendo ben 60 milioni di euro per blindarlo a titolo definitivo dal Real Madrid. Insieme al nostro numero 10 sono pronti a riaggregarsi al gruppo anche gli altri talenti che hanno dato lustro ai colori biancoblù oltreoceano, a cominciare da Martin Baturina ed Assane Diao. La dirigenza ha spento sul nascere ogni sirena di mercato trattenendo i suoi gioielli, a testimonianza di una solidità economica e di un’ambizione che ormai non temono i giganti del calcio europeo.
Il “Modello Spagna” e l’avanguardia di Cesc Fàbregas
La vittoria della Spagna in Messico e nel resto del continente nordamericano non è solo un verdetto del campo, ma una straordinaria fonte di ispirazione per il nostro mister Cesc Fabregas. Da quando siede sulla nostra panchina, Cesc ci ha abituato a vedere un Como in largo anticipo sui tempi: per mentalità, identità e proposta di gioco, i lariani si sono imposti come una delle realtà più europee e futuristiche del panorama italiano.
Il Como è il figlio diretto della filosofia calcistica iberica e Fàbregas ne rappresenta la massima espressione in Serie A. Il suo scacchiere si fonda su concetti chiarissimi che richiamano la scuola delle Furie Rosse:

Giro palla ipnotico per addormentare la pressione avversaria.
Verticalizzazioni improvvise per spaccare in due le linee difensive.
Massimo sfruttamento dell’ampiezza, valorizzando le corsie esterne per generare costantemente la superiorità numerica.
Riacquisto immediato del pallone tramite contropressing asfissiante. Appena persa la sfera, la squadra aggredisce altissima per soffocare sul nascere le ripartenze avversarie.
Fluidità posizionale assoluta e attacco dello spazio senza punti di riferimento. I trequartisti si scambiano continuamente di posto per non dare mai punti di riferimento fissi ai difensori.
Costruzione dal basso con il portiere come regista aggiunto. La manovra parte rigorosamente da dietro, attirando la pressione avversaria per liberare spazi alle spalle del centrocampo.

Nuovi innesti di spessore e il sogno Chalobah a un passo
Per sostenere i ritmi dei vertici e rinforzare la squadra in vista del debutto in Champions League, la società si sta muovendo sul mercato con profili perfetti per l’idea tattica del mister:
Trevor Chalobah: La trattativa con il Chelsea è ormai alle battute finali sulla base di 30 milioni più bonus. Il difensore inglese classe ’99 porterebbe una fisicità devastante e quella rapidità nei recuperi a campo aperto fondamentale per sostenere il baricentro alto di Fàbregas. Andres Cuenca: Centrale difensivo cresciuto nella Masia del Barcellona; un interprete moderno, pulito nei contrasti ma soprattutto abilissimo nella prima costruzione, vitale per far partire l’azione dal basso.
Luis Milla: Centrocampista d’ordine geometrico, acquistato per dettare i ritmi in mezzo al campo, congelare il possesso nei momenti chiave e far girare la squadra a memoria.
Mattia Liberali: Il talentuoso classe 2007 aggiunge imprevedibilità e genialità tra le linee, ideale per rifinire l’azione o liberare l’inserimento dei compagni con passaggi filtranti.
 Kaiki Bruno: Esterno mancino arrivato dal Cruzeiro per presidiare la fascia laterale, garantendo l’ampiezza costante necessaria a scardinare i blocchi difensivi più stretti.




Difesa di ferro e attacco fluido: i segreti dei campioni
Le analogie tra la superpotenza spagnola e la squadra di Fàbregas investono ogni reparto. Guardiamo la difesa: la Spagna ha vinto la rassegna iridata dimostrando una solidità leggendaria, incassando appena una rete in tutto il torneo. Il Como rispecchia questa mentalità potendo già vantare una delle retroguardie più ermetiche e meglio organizzate del campionato italiano.
Davanti, lo spartito non cambia. Proprio come la nazionale campione del mondo, Fàbregas ha scardinato i vecchi dogmi del centravanti d’area statico. Sfruttando un’intelligenza tattica fuori dal comune il Como propone un attacco fluido e senza punti di riferimento fissi, dove gli spazi vengono occupati attraverso inserimenti continui, scambi stretti e una coralità di manovra che mette in crisi i difensori tradizionali.
La base c’è, ora continuiamo a sognare
L’ultima annata ha regalato al popolo comasco emozioni indicibili proiettandoci in una dimensiona che fino a pochi anni fa appariva utopistica. Abbiamo centrato uno storico quarto posto in classifica conquistando il pass per la massima competizione europea. Resta l’amaro in bocca per quella finale di Coppa Italia sfumata a un passo dal traguardo, quando sembrava ormai saldamente tra le nostre mani. Ma è proprio da quella ferita che rinasce la nostra fame.
La dirigenza di viale Sinigaglia sta conducendo una campagna acquisti mirata e intelligente per allungare la rosa e renderla competitiva su tre fronti. Se l’anno scorso l’obiettivo era stupire, quest’anno la parola d’ordine è vincere. I sogni non si fermano, avanzano a passo spedito: con questa squadra, questo allenatore e questa società, l’obiettivo per la nuova stagione non può che essere la lotta per lo Scudetto e l’assalto definitivo alla Coppa Italia.

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