Football cries the genius of Osvaldo Bagnoli: the comasche roots of the myth of the shield with Verona in 1985

Il Como piange Osvaldo Bagnoli storico “mago della Bovisa” scomparso oggi all’età di 91 anni.
Per i ragazzi degli anni ’70, mister Bagnoli rimane un pezzo di cuore e un ricordo totalmente indelebile. Rimangono impressi quei pomeriggi d’inverno e di primavera passati sui gradoni di cemento dello storico Sinigaglia, con gli occhi pieni di azzurro e il profumo del lago che si alzava dalle sponde. E poi c’era lui, a bordo campo: il Mister.  Un uomo serio, dritto, d’altri tempi, che non aveva bisogno di gridare per farsi rispettare. Era sempre attento a dare l’esempio prima come uomo e poi come allenatore, dispensando lezioni di calcio e di vita sul manto verde più bello d’Italia. Con la sua compostezza impeccabile e quel garbo d’altri tempi, Bagnoli ci ha insegnato a sognare senza mai perdere l’umiltà e la dignità. Oggi, quei ragazzi degli anni ’70 hanno i capelli bianchi, ma guardando quel campo lariano vedranno sempre la sua figura fiera e signorile sulla panchina azzurra.
Osvaldo Bagnoli è entrato nella leggenda del calcio italiano vincendo lo scudetto con l’Hellas Verona nel 1985. Fu un’impresa irripetibile che riscrisse la geografia della Serie A, ma le radici di quel capolavoro tattico e umano affondano interamente nel suo percorso comasco tra il 1974 e il 1977. Al Como, l’ex “mago della Bovisa” visse tre anni fondamentali che ne plasmarono la carriera da allenatore.




Il percorso lariano: dalla gavetta alla Serie A
Arrivato sul Lario nel 1974 come vice di Giuseppe Marchioro e responsabile delle giovanili, Bagnoli visse subito l’entusiasmo della promozione. L’anno successivo, nel campionato di Serie A 1975-1976, la dirigenza gli affidò la prima squadra alla 12ª giornata dopo l’esonero di Beniamino Cancian. Nonostante un calcio solido, non riuscì a evitare la retrocessione, ma venne confermato in Serie B per la stagione 1976-1977, dove ottenne un ottimo sesto posto prima di salutare il Sinigaglia.
Il laboratorio del Sinigaglia: partite e campioni
Nelle sue stagioni azzurre, Bagnoli guidò la squadra in sfide rimaste nel cuore dei tifosi e lanciò calciatori straordinari:

Il debutto del destino: esordì sulla panchina del Como il 18 gennaio 1976 al Bentegodi, perdendo 3-2 proprio contro quel Verona che avrebbe poi portato sul tetto d’Italia.
Le notti magiche al Sinigaglia: bloccò sul pari le big del campionato, fermando la Juventus sul 2-2 e l’Inter sullo 0-0.
I fedelissimi e i giovani talenti: fu la guida di giocatori che ancora oggi sono nella mente e nel cuore di tanti tifosi lariani come il portiere-rigorista Antonio Rigamonti e il mediano Alessandro Scanziani, capocannoniere con 6 reti nel 1976. Soprattutto, plasmò un giovane Silvano Fontolan, difensore che Bagnoli volle con sé anni dopo a Verona per vincere lo storico tricolore. 

Dal Lario allo scudetto di Verona
Il Como fu per Bagnoli la palestra perfetta per sviluppare la sua filosofia calcistica: un gruppo coeso, pragmatismo tattico e valorizzazione dei giovani. Quegli stessi identici valori, uniti a una straordinaria umiltà, gli permisero nel maggio del 1985 di compiere il miracolo Verona, portando gli scaligeri a vincere l’unico, storico scudetto della loro storia.

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