Giallorossi on national team: Nations League and World Cup Qualification in Africa

Three first-team players engaged with their national teams today. In Europe, Thorir Helgason has regained a call-up to Iceland, opposed to Kosovo in the play-offs to define the cadres of the next Nations League. The first leg match will be played today at 8:45 p.m. at the Vokrri Stadium in Pristina.

In Africa, it’s time for World Cup 2026 qualifiers. Kialonda Gaspar’s Angola will be on stage in Libya. In Benina, at 8 p.m., the Angolans will be looking precisely to overtake the Libyans, surprisingly second on 7 points behind Cameroon (unexpectedly stuck at 0-0 by eSwatini) in Group D. Lassana Coulibaly rejoins Mali’s roster and, in Berkane, Morocco, will face Comoros in the match that counts for Group I. Here, too, to date, there is a surprise leader, Madagascar on 10 points. Behind the Malagasy are the Comoros themselves at 9 along with Ghana. Mali, at 5, needs points to get back into contention at the top.

Here is the schedule of engagements

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QUALE PARTITA LO HA EMOZIONATO DI PIU’. “Ce ne sono tante, soprattutto i derby, quando vincemmo con il gol di Vincze a Bari, ma ci sono tanti episodi all’interno degli spogliatoi e forse adesso sono cadute pure in prescrizione cose che quindi si possono pure raccontare… Ho la fortuna di essere ancora in contatto con i calciatori dell’85 in questa chat comune, sono simpaticissimi perché ancora si sfottono uno con l’altro, si raccontano i ricordi. Sembra di stare ancora negli spogliatoi insieme a loro. Sono dei ricordi bellissimi.”

STORIA. “Il Lecce è stato precursore in Italia perché quel pazzerello di mio padre costituì per la prima volta la società per azioni senza scopo di lucro. Fu il Lecce ad avere la prima società per azioni a livello italiano. Il Lecce ebbe il primo direttore sportivo, allora non esisteva questa figura e la impersonò Mimmo Cataldo. Il Lecce fu il primo club ad avere un direttore marketing con Roberto De Donno. Il bilancio del Lecce fu certificato da una delle società della Consob e fu studiato da tantissimi amministratori a livello di serie A e a livello professionistico. Papà fece una relazione a Coverciano dove si parlò per la prima volta di un bilancio di una società di calcio, allora non esistevano proprio. Nel nostro piccolo siamo stati precursori di tante piccole cose, papà fece innumerevoli battaglie a livello di federazione e di Lega come quella per i diritti televisivi. Adesso tutte le società usufruiscono di questi vantaggi, ma il pazzo che battagliò per avere tutti questi introiti è stato Franco Jurlano”.

PRESIDENTE E ALLENATORI. “No, lui non si intrometteva mai nella parte sportiva. Gli piaceva solamente quando c’era bel gioco, ma quando si doveva fare il risultato non esisteva bel gioco. L’importante era portare a casa un risultato. Per riportarci ai tempi nostri, noi adesso abbiamo bisogno di cominciare a pensare meno a fare bella figura e più a portare qualche punticino a casa perché ci servono 8-9 punti. Secondo me la quota salvezza dovrebbe essere più bassa rispetto a quella degli anni passati. Prima facciamo questi punticini, prima cominciamo a respirare”.

LA FINE. “Papà fu costretto a lasciare per una brutta malattia che beccò a inizio del 1993. Purtroppo fu colpito da un brutto tumore alla laringe. Pensò subito, come al solito da buon padre di famiglia, a sistemare tutto il bilancio, a togliere tutte le firme di debito dalle banche. Lasciò il Lecce con un record di incasso, mi pare fu un Lecce-Milan. Salutò un po’ tutti i suoi soci, li liberò da qualsiasi impegno bancario. La società era florida, non aveva alcun debito ed era in super attivo. Dovette lasciare perché i medici all’oscuro di lui mi dicevano che avrebbe fatto la trasferta a Parma nell’ospedale locale e avrebbe fatto una sola andata. Noi lo convincemmo a lasciare il Lecce, a pensare a curarsi e riuscì a debellare anche questa brutta malattia. Ricordo che la squadra con Sonetti venne a trovarlo a Parma in ospedale, fu veramente commovente. Papà non poteva neanche parlare perché fu operato alle corde vocali, gli tolsero tutto e riusciva a parlare solo con l’epiglottide. Lasciò con la coscienza a posto come al solito da buon amministratore e buon padre di famiglia senza alcun debito. Lasciò ai due vicepresidenti che erano allora Bizzarro e Caiaffa. Purtroppo le cose non furono gestite come le gestiva mio padre e sprofondarono in B e poi in C. Dopo l’operazione tentò di riprendere le redini ai tempi di Semeraro, ma questi non volle vendere. Mio padre voleva ancora battagliare per il bene del Lecce. Se avesse avuto la possibilità avrebbe continuato”.

SEMERARO. “I due stili sono totalmente differenti perché Giovanni Semeraro aveva grandi possibilità economiche, ha speso tantissimo nel mondo del calcio. Rivedo in lui un po’ quello che facevano i Matarrese e spendere tante volte non significava avere garanzie di risultati. Dopo di lui ci sono stati i Tesoro che secondo me non avevano alcun interesse a ritornare in serie B. Ci furono brutte critiche da parte dei tifosi perché si era ritornati al periodo della eterna serie C del Lecce. A un certo punto di critiche aspre i Tesoro dissero ‘Ci sono solo critiche, ma dove stanno gli imprenditori salentini?’ Là impazzii, forse un po’ per il DNA di famiglia, e mi presentai da Tesoro in rappresentanza di un gruppo di imprenditori salentini per cominciare a capire se davvero volevano vendere. Alla fine poi si rivelò tutto un bluff perché Tesoro voleva solo rimanere in serie C e fare i suoi interessi. Non pensava alla storia del Lecce. Saverio è stato bravissimo a ricostruire un po’ tutto e a rinverdire le cose che precedentemente aveva fatto con la storia mio padre”.

SUD. “La piazza di Lecce è molto sanguigna, molto umorale. Quando le cose vanno bene siamo tutti stracontenti. Quando purtroppo vanno male rimangono pochi intenditori che capiscono i miracoli che si fanno a livello di piccola provincia.  Guardate intorno a noi, Taranto, Brindisi, Foggia, la stessa Bari che sta dietro di noi e soffre ed è diventata una colonia napoletana. Nel centro sud rappresentiamo la seconda squadra in serie A. Purtroppo non c’è più in giro gente che getta via i soldi tranne questi grossi fondi stranieri. Guardate il Como, è la squadra più ricca d’Italia, a livello europeo è una delle prime. Sono abituati a gettare via milionate per comprare dei giocatori per una provinciale. Como, a livello di provincia, è forse minore di noi come abitanti, ma ha un alto livello di imprenditori e industrie”.

LA NUOVA SOCIETA’. “A Lecce guida il sacrificio di poche persone che non vogliono, giustamente, gettare via denaro e soppesano un po’ tutte le spese. È giusto continuare la politica che si faceva allora con i giovani. Si valorizzano, si vendono, vedete l’affare Pongracic o Dorgu, sono quelli che ti fanno mantenere a certi livelli a livello professionistico. Tocchiamo ferro, ma se dovessero succedere delle cose che nessuno di noi vuole la società rimarrebbe talmente forte da poter ambire subito ad una promozione. Bisogna avere le spalle larghe.  L’organizzazione è perfetta perché alla fine creare un centro sportivo da noi, al sud, è un fatto unico che potrebbe valorizzare molto di più tutte le squadre giovanili per far crescere i nostri talenti salentini”.

CALCIO SALENTINO. “A livello italiano il nostro entroterra ha tanti ragazzi validi. Bisognerebbe solo allontanare i genitori. Ricordo che mio padre li cacciava quando si lamentavano che il figlio stava in panchina.  Mio padre era pazzo perché ai giovani diceva “Prima di tutto dovete studiare e se non andate bene a scuola automaticamente uscite fuori dalla famiglia Lecce”. I più volenterosi, quelli con la testa sul collo, i più equilibrati come Moriero, Conte, Toto Nobile e Luperto hanno fatto strada, erano tutti ragazzi bravi e seri che hanno dimostrato sia in campo e fuori il loro valore”.

SALUTO. “Devo solo fare un in bocca al lupo all’attuale società e ricordare quello che avrebbe fatto mio padre. Avrebbe gridato un po’ di più a livello di federazione perché questi arbitri stanno esagerando in certe partite e nel momento del bisogno avrebbe raccolto un po’ tutti i calciatori. Sicuramente li avrebbe mandati in ritiro dopo la terza o quarta sconfitta e avrebbe chiamato Bruno Petrachi a fare qualche stornellata per raccogliere l’ambiente e automaticamente fare gruppo. Comunque Saverio sa quello che deve fare e sicuramente faranno di tutto per raddrizzare la barca”.

L’articolo Corrado Jurlano: “Papà Franco, il Lecce di ieri e oggi. Il rapporto con Matarrese, e Cataldo ieri come Corvino oggi…” proviene da Calcio Lecce.

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