Queste le parole di Carmelo Miceli, in forza al club giallorosso per un’eternità dal 1977 al 1987: “La maglia del Lecce ce l’ho cucita addosso, il mio sangue è giallorosso. Con addosso la casacca del Lecce ho giocato oltre 300 partite, anche se erano tempi diversi. Quello dei miei tempi era un calcio molto più umile. Il sistema è cambiato, è balordo”.
E poi sull’attualità: “Non sono molto d’accordo con il mercato invernale, dovrebbe secondo me esserci una sola campagna acquisti, quella estiva. Il denaro però comanda. L’ultima volta che sono stato al Via del Mare ho ricevuto in omaggio dal presidente Saverio Sticchi Damiani, una maglia con il mio nome, è stata una bellissima sorpresa, per la quale devo ringraziare mio figlio Mirko, il vicepresidente della Virtus Francavilla Donatiello ed il direttore Trinchera. Il Lecce di quest’anno sta faticando, ma credo che fino alla fine raggiungerà l’obiettivo salvezza”.
Miceli ricorda i tragici momenti della morte delle leggende Michele Lorusso e Ciro Pezzella: “La domenica in cui persero la vita Lorusso e Pezzella nel ’83 la ricordo bene, purtroppo. Io e Ciro viaggiavamo spesso in treno, ma in quell’occasione decise di partire in auto con suo suocero, suo cognato e Michele. Arrivato a Bari, non vedendoli, mi sono allarmato, ma ricordo che un amico mi tranquillizzò. Una volta arrivato a Milano però il taxista che mi stava accompagnando a Varese mi parlò di un incidente con protagonisti due calciatori del Lecce. Una volta arrivato in albergo poi mi confermarono la tragica notizia”.
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