Dalla Lazio alla Juve, si vince anche senza essere amici

Il caso più eclatante è quello della Lazio di Chinaglia. Come scrive il Corriere di Bergamo, proprio l’anno scorso, il 12 maggio, è ricorso il 50° anniversario del primo storico scudetto di quella squadra folle e sopra le righe, indisciplinata in settimana ma un martello la domenica pomeriggio, grazie al pugno duro di mister Maestrelli. E dire che già la stagione prima, all’annuncio del suo arrivo, Chinaglia fece la voce grossa. In quello spogliatoio se ne videro di tutti i colori e si crearono addirittura due fazioni: Chinaglia e Wilson (odiato anche da Frustalupi) da una parte, Martini e Re Cecconi dall’altra. La leggenda narra anche di pistole e coltelli che, spuntati tra il lunedì e la domenica mattina, incredibilmente sparivano alle 15 del giorno di festa, quando tutti lottavano per la vetta sotto la bandiera biancoceleste.

E ancora. Solo tre giorni dopo Atalanta-Roma 3-3, con la lite di Totti con Spalletti, mentre i giallorossi perdevano con il Toro, il tecnico lanciò al 41’ della ripresa Totti che, in due minuti e mezzo, ribaltò la gara blindando il terzo posto. Un anno dopo, il 17 maggio 2017, a tre mesi dalla lite con Allegri che gli costò il celebre sgabello in tribuna contro il Porto, Bonucci sancì con un gol la vittoria della Coppa Italia della Juve, che vinse anche lo scudetto. Come Gasperini e Lookman, che a Empoli e nelle prossime 12 finali remano nella stessa direzione.

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